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"CARA BARER. La perfezione nella distruzione."

Ho sempre amato i libri in ordine, perfetti, senza una piegatura. Poi ho visto le foto di Cara Barer e sono rimasta letteralmente senza parole, affascinata dal sottile equilibrio fra distruzione e perfezione che questa artista riesce a creare. Perchè non ho mai visto tanta bellezza e poesia in un libro.
Cinque parole per descrivere il tuo lavoro.
Elegante, sconcertante, poetico, provocatorio e sensuale.
Quali sono i tuoi sentimenti per i libri? Amore o odio?
Amo i libri. Quelli che modifico o distruggo nelle mie foto sono elenchi del telefono, manuali di computer, o libri che qualcun altro ha scartato.
Quali sono i miei “sentimenti” verso i libri? C’è una citazione di Erasmo che li sintetizza molto bene: “Quando avrò un po’ di soldi, comprerò libri; se me ne rimarranno comprerò cibo e vestiti.”
Qual’è il primo libro che hai letto?
Sinceramente non ricordo quale sia stato veramente il primo. Ricordo i primi che mi hanno colpita, e impressionata. “Zanna bianca” e “L’Isola del tesoro”.
Cosa rimane, di un libro, dopo che l’hai fotografato?
Ne ho una piccola collezione. Alcuni mantengono l’aspetto che avevano nella fotografia, altri cadono a pezzi. Ma li conservo tutti.
Alcuni dei tuoi lavori sono decisamente onirici. Quanto è importante il sogno nel tuo lavoro?
“Sognare ad occhi aperti” è probabilmente l’espressione che più mi si addice. Ho bisogno di tranquillità e soprattutto tempo per lasciare che la mente corra libera. Ed è in questi momenti che nasce il mio lavoro.
Cos’è l’arte per te? E le tue fotografie sono arte?
L’arte ha significati diversi per ciascuno.
L’arte per me è unicamente la “vera” espressione di quello che l’artista sente dentro di se. Quello che intendo dire con “vera” è che deve essere puramente ciò che l’artista percepisce e riesce ad esprimere con la sua abilità e il suo talento, senza essere influenzato dalle opinioni e dal volere di chi lo circonda. L’arte è libertà. Ed è l’unico modo che conosco per lavorare. Se così non fosse ciò che faccio non sarebbe “vero”.



INTERVISTA DI ANNALISA VARESI
Estratto dal numero 20 di Wait! Ottobre/Novembre 2007
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