LA GRANDE TRUFFA DEL ROCK N' ROLL.



In realtà, non amo scrivere in prima persona. Ai fini della notizia, mi impegno, come un buon aspirante giornalista, a starne fuori, guardarla da lontano, commentarla, bersagliarla, lodarla, mistificarla e quant'altro, sempre e solo in qualità di terzo. Stavolta, no. Perchè stavolta sono incazzato oltremodo. Anzi, ero incazzato oltremodo qualche settimana fa. Che diamine sarà successo, vi chiederete. Ha trovato la ragazza a letto col suo migliore amico? Forse ha scoperto di dover pagare 500€ al comune per un servizio che non ha mai richiesto. Forse gli è andata di traverso la cena. Se avete scelto la seconda ipotesi, ci siete andati vicino. Nel senso che c'entra il portafogli. C'entrano i soldi, c'entra la musica, c'entra la mia città, Catania, e c'entra un locale, il Centro Culture Contemporanee Zo. Ma veniamo ai fatti. Più o meno verso febbraio, vengo a sapere da un cartellone, uno di quelli grandi, che il 3 aprile si sarebbero esibiti a Catania i Baustelle. Bene, penso. Benissimo, io adoro i Baustelle. Aspetterò le prevendite. Qualche giorno prima che queste fossero distribuite, leggo su internet una strana notizia. Baustelle in concerto a Catania. E fin qui tutto bene. Centro Zo. Perfetto. Costo del biglietto: 23€. Eh? Non è possibile. Deve esserci un errore. In fondo, tutte le altre tappe si aggirano intorno ai 15€. Speranzoso, mi avvio al botteghino. Due biglietti per il concerto dei Baustelle, grazie. "Fanno 46€". Porca troia. Ma allora è vero. Li compro entrambi, visibilmente incazzato, accendo una sigaretta, bestemmio un po' e inizio subito a chiedermi di chi sia la colpa. I Baustelle avranno pure alzato il cachet, ma qui c'entrano il locale ed il management. Per fortuna loro, in quel periodo ho esami, e l'incazzatura è presto sopita. Fin quando, a pochi giorni dal concerto, vengo a sapere che la data è stata annullata. "Sono stati venduti pochissimi biglietti", mi dicono. Prenderlo nel culo due volte fa male, direte. Ma prenderlo tre, è ancora peggio. Non passa neanche un mese, infatti, che gli Afterhours mi danno il colpo di grazia. Mancano due settimane alla release del nuovo disco. La band vuole fare un paio di showcase, che adesso si chiamano Secret Shows perchè fa figo. La prima città scelta, manco a dirlo, è proprio Catania. Il locale, scontato anche questo, è sempre il centro Zo. La formula della serata? Presto detto: pagando 20€ circa, assisti al concerto e ricevi l'album, che ti verrà inviato dopo la data d'uscita ufficiale (2 maggio). In poche parole: se compri il cd, ti godi lo show. Perfetto, chiarissimo. Ci sto. E' il 20 aprile. Si fa sera, passo a prendere un'amica con la macchina, e in cinque minuti siamo arrivati a destinazione. C'è un bel po' di gente, entriamo, un tizio ci chiede il nominativo e noi glielo diamo. "Sì, siete in lista". Certo che lo siamo; ti ho mollato venti euro nemmeno tre ore fa. "Ok, prima di entrare passate dalla cassa". Dovranno metterci un timbro o una stronzata del genere, penso. "Ragazzi, dovete pagare 6€ di consumazione". E' uno scherzo. Deve esserlo. No, non lo è. Iniziano a girarmi i coglioni pesantemente, comincio ad urlare, me la prendo con la cassiera, con la band, con il barista, con la mia amica e persino col primo che passa. La gente attorno mi dà ragione, è incazzata almeno quanto me. Se c'è una cosa che mi fa andare in bestia, è la mancanza di onestà. Nessuno aveva parlato di questi stramaledettissimi sei euro. Nessuno ne aveva accennato. Voi direte: tutto questo casino per sei euro? Io vi rispondo: sì. Perchè sommati ai venti di prima fanno 26€. E mettendoci pure che gli Afterhours hanno suonato per un'ora scarsa, per lo più prevalentemente pezzi nuovi, capirete che la presa per il culo è stata clamorosa. Adesso; cerchiamo di venire al dunque. Quest'articolo o racconto, che dir si voglia, è, in definitiva, una denuncia. Una denuncia, in primo luogo, nei confronti del Centro Culture Contemporanee Zo di Catania, colpevole di rincarare il costo dei live show per trarne maggiore profitto. Una denuncia nei confronti degli Afterhours che, consapevoli della cifra sborsata, avrebbero dovuto offrire al pubblico uno spettacolo più decoroso. Una denuncia nei confronti dei Baustelle, che, quantomeno, hanno avuto il buon senso di scusarsi pubblicamente. La domanda che ne scaturisce è più che mai attuale: qual è il giusto costo della musica? Nell'anno della rivoluzione Radiohead, da pochissimo seguiti dagli italianissimi Yuppie Flu, sarebbe lecito e opportuno chiederselo con serietà.
keep on rockin', Mickey.
P.S. Un applauso sincero va rivolto ai Subsonica, che, pur non annoverandosi, almeno di recente, fra le mie band preferite, sono stati testimoni di un altro showcase catanese. Dieci euro il costo dell'operazione. Quasi due ore, la durata dello show. La musica, tripudio di emozioni, è un rapporto di fiducia e rispetto reciproco.









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