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CHERRY BLOSSOM GIRL. “I need to express myself...”

di marcow (27/08/2008 - 10:36)

Intervista di Annalisa Varesi
Da Wait! n°22

Grafica, designer e fotografa per Mtv Benelux, ma non solo. Katerina Plevkova, di Amsterdam, 31 anni appena compiuti, è un’artista dalla sensibilità spiccata e dal gusto decadente. Le sue foto mi ricordano Parigi e Praga. Mi riportano alla mente le illustrazioni di vecchie favole e quelle meravigliose giornate di sole in autunno. I colori vividi e sfuggenti mi danno la sensazione di essere dentro la foto stessa. Le parole, i giochi di ripetizioni che rincorrono i contorni del suo viso (il soggetto delle foto è sempre lei) o le ciocche dei suoi capelli, rendono ogni scatto qualcosa di più, come un ibrido a cavallo fra la fotografia e l’arte. Un genere tutto suo, che adoro.


Prima di tutto... Chi è “Cherry Blossom Girl”? “Cherry blossom girl” è una canzone che ascolto molto spesso. Alcune volte posso ascoltare lo stesso brano per tutto il giorno. Questo me lo fa “sentire” sul serio. Ed è con questa sensazione che un giorno ho deciso di usare questo titolo per il mio sito web. Non rappresenta esattamente me stessa, ma una mia sensazione.

Come ti descriveresti? Artista? Fotografa? Designer? Non riesco a stare ferma, e non posso fare le stesse cose ancora e ancora... Mi annoio molto facilmente, ma ho sempre trovato qualcosaltro da fare. A volte ho bisogno di fotografare. Ma  amo anche la progettazione e talvolta ho bisogno di esprimere quello che sento e creare, come fosse una specie di terapia. E 'strano, ma per ogni mio lavoro, o fotografia, o creazione, quando lo riguardo, so esattamente che cosa provavo nel momento in cui l’ho realizzato. E 'ancora lì. E’ una sensazione che rimane. E aiuta. La mia testa è piena di così tante cose che ho davvero bisogno di organizzare. Questo è il mio modo.

Giochi molto con il tu corpo e la tua immagine... Può sembrare che adoro me stessa, o qualcosa di me, ma in realtà è vero l’opposto. Ho cominciato a fotografarmi in un momento buio, in cui non ero felice di me, della mia vita, di nulla. E mentre io mi odiavo, tutti continuavano a dirmi quanto fosse stupido, e quanto io fossi bella. Allora ho lasciato che fosse l’obbiettivo a catturare la bellezza di cui parlavano, ma che io non riuscivo a vedere. Volevo amarmi. Avevo questa idea nella testa. Ho iniziato a fotografarmi per esprimere quello che sentivo, e per poterlo vedere.

Cosa pensi delle ragazze che ri fotografano per postare le proprie foto su Myspace, o altri blogs? Ogni ragazza ama i complimenti. E posso quindi capire perchè lo fanno. Attirano l’attenzione, i ragazzi le corteggiano, è una cosa legata all’ego. Alcune di queste foto le trovo piuttosto strane, ma va bene così, aiuta ad essere più fiduciosi in se stessi, e questo è sempre un bene. E’ solo il bisogno di approvazione per sentirsi meglio con se stessi. D’altro canto però può anche attirare attenzioni, per così dire “cattive”. C’è forse troppa ingenuità dietro tutto questo.

Come nasce una foto? E come diventa arte? E’ una sensazione che ho. Sento qualcosa e lo devo esprimere. Prendo la macchina fotografica, scatto, provo a catturare questa sensazione e ci lavoro sopra. Porto sempre con me una piccola digitale per non perdere nulla. Mi viene naturale, è una cosa che devo fare... Come respirare penso. Non ho mai pianificato di fare qualcosa, di scattare una determinata foto. Tutto il mio lavoro, la mia arte, sono molto impulsivi. Vengono realmente dal cuore. A volte quando sto lavorando su qualcosa  di commerciale,  devo ritagliarmi delle piccole cose, dei piccoli spazi per esprimere me stessa. Cinque minuti per liberare la mente e poter continuare con il lavoro di tutti i giorni.

Che peso ha la manipolazione digitale nei tuoi lavori? E quella manuale? Amo entrambe. Mi piace combinare diversi generi di cose. Amo tagliare e incollare sia digitalmente che manualmente. Lo faccio da sempre. Ho cominciato manualmente perchè quando ero bambina non c’erano computer. Ricordo quando avevo cinque anni e a scuola ci fecero ralizzare un collage con delle vecchie cartoline. Mi piacque davvero, e da allora non ho mai smesso. Mio padre diventava matto perchè c’erano sempre pezzetti di carta dappertutto. Mi chiamava “ragazza-carta”. Ma mi esprimevo anche in altri modi. E non si è divertito molto quando ho cominciato a disegnare sui mobili con il rossetto, o, molto peggio, a intagliarli con le forbici. Quando avevo nove anni ho cominciato a realizzare dei lavori per gli amici e i compagni di classe. C’era una certa lista d’attesa... Molti anni dopo è arrivato il computer e questo, ovviamente, ha esteso all’infinito le possibilità.

Cosa è per te la bellezza? La bellezza è deterninata dai gusti personali. E’ ovunque... E anche se suona come un orribile clichè, penso sia vero. Non credo che al mondo ci sia una cosa che non può essere bella. Molte delle cose che definiamo “brutte” in realtà sono così belle. Puoi guardare un pezzo di qualcosa senza senso e sorprenderti di quanta bellezza puoi trovarci... Quanto poi alla bellezza delle riviste, a quell’ideale, mi spaventa. Troppa perfezione non è reale.

E cosa, invece, ti fa chiudere gli occhi per non guardare? Non posso chiudere i miei occhi. Non potrei mai rinunciare a “guardare”.

Infine, sei felice?Un anno fa la mia vita ha iniziato ad avere un senso. E' come se finalmente io abbia capito chi  sono e cosa vogliono veramente.
Ho capito che ci sono tante cose che mi rendono veramente felice. Piccole cose. Quando vedo un cane che mi guarda, ad esempio,  mi sento imensamente felice. Non riesco a spiegare. Ma  ho capito che non bisogna fare di ogni cosa un dramma. Mi sento bene ora, per me stessa, per le cose che faccio, per la vita che ho, per le persone che mi sono vicine.






www.cherryblossomgirl.com

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CURRENT TV. ED ORA LA TV LA FAI TU...

di marcow (04/08/2008 - 20:38)

Intervista di Annalisa Varesi
Da Wait! n°22
 
Pensate ad una televisione d’attualità e di informazione, una televisione veloce e interattiva, sempre nuova e mai banale. Pensate a quello che vorreste vedere in un canale tv, e datevi da fare, telecamera alla mano, perché da oggi la televisione la fate voi. Sembra utopia, ma è già realtà dopo il lancio, lo scorso 8 maggio, della versione italiana di Current, la web tv creata dal Premio Nobel Al Gore. La formula è semplice quanto geniale: integrare il lavoro di una tradizionale redazione dando a chiunque la possibilità di realizzare filmati, clip e reportage (chiamati POD), facilmente pubblicabili sul sito web www.current.it , e scelti, per la messa in onda, direttamente dagli utenti dello stesso sito. Niente curricola. Qui contano la creatività e il talento.
Un progetto che a noi di Wait! piace da impazzire. Non potevamo non cogliere l’occasione di fare due chiacchiere con il direttore di Current Italia, Tommaso Tessarolo.
Parlaci di CURRENT TV. Come la definiresti? Cosa la differenzia da una TV tradizionale?
Current è un progetto unico al mondo nel suo genere. E’ un mix quasi perfetto tra Net + Televisione. Una unica piattaforma che integra le dinamiche del web con l’immediatezza e la qualità di un prodotto televisivo.
Come mai la scelta dell’Italia, prima degli altri paesi europei? Credi che il pubblico italiano parteciperà favorevolmente alla richiesta di interattività su cui si basa CURRENT TV?
La scelta dell’Italia è stata prevalentemente dettata dalla grandissima tradizione nel campo del video unita all’incredibile attività online che nel nostro paese, nonostante tutto, è ai vertici a livello mondiale. Non ultima la presenza in Italia della piattaforma SKY già distributore di Current in Inghilterra. Il pubblico Italiano ha cominciato sin dal primo giorno a rispondere in maniera incredibile alle nuove possibilità espressive offerte dalla piattaforma Current: centinaia i video ricevuti il primo mese tramite il sito Internet (molti dei quali sono stati già acquistati per la messa in onda), addirittura migliaia le news che la comunità ha segnalato sul nostro Social Network, il primo del genere in Italia.
Non pensi che l’appoggio a SKY, come a qualunque altra piattaforma televisiva, comporti, in un certo senso, un sacrificio alla piena “libertà” del progetto? O è un compromesso accettato per riuscire a giungere anche dove una webtv non potrebbe arrivare?
Viviamo in un epoca dove il paradosso TV e Internet è già evidente: i giovani sono in Rete, spendono li la maggior parte del loro tempo per informarsi, intrattenersi, socializzare. La distribuzione di un prodotto TV su Internet è assolutamente alla portata, il pubblico potenziale enorme. Mancano però due passaggi fondamentali perché la NetTV diventare una vera alternativa al classico broadcasting: innanzi tutto manca una piattaforma unica, condivisa e sufficientemente flessibile per distribuire la TV in rete, manca quindi una comprensione della portata del fenomeno da parte degli investitori pubblicitari. Mancano quindi oggi ancora le basi tecnico/economiche perché la NetTV possa effettivamente funzionare. L’unica piattaforma semplice, accessibile e che non costringe gli editori a mirare solo all’audience quanto alla qualità del prodotto è la PayTV, in Italia SKY. E questo non è un limite ma una grande opportunità, senza condizionamenti ne censure. Personalmente non vedo neanche il fatto che SKY sia a pagamento come un problema: semmai lo è il fatto che tutti noi si sia costretti a pagare più di 100 euro ogni anno per il canone RAI.
In un progetto così innovativo, anche la pubblicità ha delle regole tutte sue, giusto?
In parte. La pubblicità lavora su binari classici con commercial e sponsorizzazioni: prodotti semplici da far digerire ad un utenza pubblicitaria tradizionale. Per chi vuole innovare e raggiungere il target in maniera completamente diversa con un grado di coinvolgimento mai sperimentato prima Current propone la formula VCAM: pubblicità generata dalla comunità di video maker. In pratica un brand può venire dal canale, chiedere l’apertura di un contest chiedendo di attivare la comunità di video maker per creare uno spot pubblicitario dal basso. Il produttore indipendente che vince il contest viene pagato, il brand in cambio ha uno spot mediamente di grande qualità a basso costo.
Il POD più divertente e assurdo che finora ti è capitato di vedere?
Ce ne son tanti, ma la famiglia Current Cucina regala delle sorprese veramente incredibili. Abitudini culinarie da tutto il mondo con le scoperte più strane come in Cina dove in un Pod viene mostrato uno splendido ristorante che sembra uno ZOO, animali vivi in bella mostra pronti per essere scelti dai clienti e quindi cucinati e serviti a tavola.
La televisione è il tuo lavoro. Hai ancora tempo per guardarla? Quali sono i tuoi programmi preferiti? E cosa proprio non puoi sopportare?
Si la guardo, spesso e volentieri. Come ho detto più volte però non riesco ormai più a stare al passo dei palinsesti lineari, manco con estrema puntualità tutti gli appuntamenti. Vedo quindi TV registrata con il mio PVR, prevalentemente serie TV americane (Lost, 24, Heroes,…) programmi di approfondimento (Report, Matrix, Ominbus, …) e un po di sano sport. Non sopporto la TV che sfrutta l’ignoranza o le facili emozioni per fare intrattenimento di bassa lega: e qui è difficile fare esempi perché stiamo parlando del 70% della programmazione della TV generalista.
Immagina la tv fra vent’anni. Come la vedi? E tu, come ti vedi?
La TV tra 20 anni sarà cambiata tantissimo per quanto riguarda la tecniche produttive ed i sistemi distributivi. Tutto sarà digitale, leggero, trasportabile, on demand. I formati non credo che verranno stravolti: le regole fondamentali su come si confeziona un buon prodotto TV rimarranno sempre le stesse. Se andiamo avanti cosi comprimeremo ancora di più le durate, misceleremo i generi e renderemo tutto multi-interfaccia dove l’esperienza potrà viaggiare tra un media ed un altro a costituire un unico flusso d’intrattenimento. Io tra 20 anni mi vedo in altre faccende affaccendato: meno tecnologia più tempo libero.
 

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"CARA BARER. La perfezione nella distruzione."

di marcow (25/03/2008 - 11:22)

Ho sempre amato i libri in ordine, perfetti, senza una piegatura. Poi ho visto le foto di Cara Barer e sono rimasta letteralmente senza parole, affascinata dal sottile equilibrio fra distruzione e perfezione che questa artista riesce a creare. Perchè non ho mai visto tanta bellezza e poesia in un libro.

Cinque parole per descrivere il tuo lavoro.
Elegante, sconcertante, poetico, provocatorio e sensuale.

Quali sono i tuoi sentimenti per i libri? Amore o odio?
Amo i libri. Quelli che modifico o distruggo nelle mie foto sono elenchi del telefono, manuali di computer, o libri che qualcun altro ha scartato.
Quali sono i miei “sentimenti” verso i libri? C’è una citazione di Erasmo che li sintetizza molto bene: “Quando avrò un po’ di soldi, comprerò libri; se me ne rimarranno comprerò cibo e vestiti.”

Qual’è il primo libro che hai letto?
Sinceramente non ricordo quale sia stato veramente il primo. Ricordo i primi che mi hanno colpita, e impressionata. “Zanna bianca” e “L’Isola del tesoro”.

Cosa rimane, di un libro, dopo che l’hai fotografato?
Ne ho una piccola collezione. Alcuni mantengono l’aspetto che avevano nella fotografia, altri cadono a pezzi. Ma li conservo tutti.

Alcuni dei tuoi lavori sono decisamente onirici. Quanto è importante il sogno nel tuo lavoro?
“Sognare ad occhi aperti” è probabilmente l’espressione che più mi si addice. Ho bisogno di tranquillità e soprattutto tempo per lasciare che la mente corra libera. Ed è in questi momenti che nasce il mio lavoro.

Cos’è l’arte per te? E le tue fotografie sono arte?
L’arte ha significati diversi per ciascuno.
L’arte per me è unicamente la “vera” espressione di quello che l’artista sente dentro di se. Quello che intendo dire con “vera” è che deve essere puramente ciò che l’artista percepisce e riesce ad esprimere con la sua abilità e il suo talento, senza essere influenzato dalle opinioni e dal volere di chi lo circonda. L’arte è libertà. Ed è l’unico modo che  conosco per lavorare. Se così non fosse ciò che faccio non sarebbe “vero”.


INTERVISTA DI ANNALISA VARESI
Estratto dal numero 20 di Wait! Ottobre/Novembre 2007

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THE COSPLAY A NEW TENDENCE

di marcow (14/12/2007 - 16:35)

Oggi Wait! affronterà un tema, nuovo sul panormama nazionale. Abbiamo intervistato Angel Hitomi una Coseplayer molto famosa che ci spiegherà questa nuova moda(sono dieci anni che continua a crescere nel nostro paese), ma soprattutto la filosofia e lo stile di vita del Cosplay. Divertente, unico interessante ma per molti sconosciuto il Cosplay rappresenta qualcosa di coreografico, di bello e creativo. Ecco Wait cerca sempre creatività in tutto ciò che vi prpopone e secondo noi i Cosplayer sono veri creativi, veri talenti emergenti!


Ciao Angel Hitomi. Parlaci del Cosplay.Cos'è?


Il Cosplay deriva dai due termini Costume e Play: costume, gioco e anche recitazione, quindi. Il cosplayer è colui che ricrea, indossa ed interpreta i panni di personaggi tratti dal mondo dell'animazione, manga, videogiochi, film, idoli musicali o altro. E' un hobby nato in Giappone negli anni Ottanta ed è arrivato in Italia una decina di anni fa circa. I primi ragazzi e ragazze italiani in costume sono comparsi all'interno delle fiere fumetto, luoghi che tutt'oggi ne contano il maggiore afflusso, come  punti di ritrovo nazionale.

Come lo hai conosciuto e come hai cominciato?

Il mio primo contatto con il mondo del cosplay risale alla fiera di Lucca Comics & Games del 1997 dove vidi alcuni ragazzi vestiti da Ranma 1/2. L'anno seguente provai anche io a creare un costume (era l'abito di Rei Ayanami, una divisa scolastica azzurra e bianca) con l'aiuto di mia madre ed un'amica, visto che non sapevo affatto cucire! Con i capelli azzurri, tinti con una bomboletta e un abito alla marinaretta, partecipai così alla mia prima gara, recitando una scenetta in cui mi gettavo in ginocchio sul ghiaia del cortile della fiera, di fronte alle facce allibite di giurati e spettatori. Le mie ginocchia sbucciate, coperte di sassolini, da quel giorno segnarono il mio ingresso nel mondo del cosplay!


Da quanto lo fai? Raccontaci di qualche competizione importante

Ormai sono una cosplayer da quasi dieci anni, non ho mai smesso di creare costumi, salvo periodi di grandi impegni come l'università, il lavoro o altro. Personalmente non amo molto gareggiare, perche' spesso la competizione tende a travalicare il divertimento. Però ho sempre preso parte alle gare di gruppo. Sono sicuramente quelle di cui serbo i ricordi più belli. Ricordo in particolare il gruppo di Final Fantasy 7 con il quale vinsi un premio nel lontano 1999. Eravamo tutti amici e molti di noi abitavano lontani ma eravamo riusciti comunque a ricreare tutti i personaggi principali. Fino al mattino della fiera, pero', nessuno di noi sapeva come sarebbe stato l'abito dell'altro. La sorpresa piu' grande fu ritrovarsi quella domenica, tra i padiglioni, ognuno con il suo costume, ognuno a modo suo perfetto! E vedere come il pubblico reagì alla nostra interpretazione comica rese tutto ancora piu' magico. Allora il cosplay non era cosi' popolare come lo è oggi, i gruppi numerosi come il nostro si contavano in una mano e non si poteva certo passare inosservati, ma lo spirito goliardico di allora non è andato perso, basta andare alle fiere fumetto per poterlo respirare ancora!
Anche se non sono legate a competizioni, vi sono tuttavia, tre  opportunità che annovero tra le piu' belle esperienze che il cosplay mi  ha donato in tutti questi anni:aver partecipato al World Cosplay Summit in Giappone, nel 2004, come rappresentante italiana. Si tratta di un summit che si tiene ogni anno a Nagoya e riunisce cosplayer da tutto il mondo (dal 2005 ospita una gara internazionale per eleggere la migliore cosplayer mondiale).Essere stata invitata nel 2006 come ospite speciale in Messico al Tnt 11 di Citta' del Messico e il Tnt 1 di Guadalajara dove, con mia grande sorpresa, ho scoperto di avere dei fans d'oltre oceano!E sempre nel 2006, essere tornata in Giappone come co-protagonista di un progetto video-multimediale intitolato "2 Come Loro", un trailer sulla storia di due ragazzi italiani e della loro nuova vita nel paese del sol levante. Il mio personaggio, Hitomi, non a caso era una cosplayer.Sono stati eventi davvero importanti, per il bagaglio di esperienze collezionato, per le persone che ho potuto conoscere, le realtà con le quali sono venuta a contatto ed i bellissimi posti visitati. Primo fra tutti il Giappone, un paese che ho iniziato ad amare sin dai tempi delle scuole e che ha segnato il corso dei miei studi universitari.


Come realizzi i costumi?

Prima di tutto scelgo quale personaggio interpretare. Occorre tempo, denaro e fatica per creare ogni abito, di conseguenza scelgo personaggi e abiti che amo in modo particolare e che si possano adattare bene alla mia costituzione. Successivamente, cerco immagini del costume in tutte le varie angolazioni possibili e ricreo degli schizzi per il modello dell'abito. Passo poi alla scelta dei tessuti. Preferisco acquistare tessuti molto buoni (e purtroppo costosi) per non rischiare di creare u qualcosa di finto o carnevalesco. La mia intenzione e' fare un abito, piu' che un costume, ma putroppo questo mi porta a spendere anche fino a 300 euro solo per le stoffe.. dipende dal vestito ovviamente! Oltre a questo, spesso bisogna pensare anche agli accessori, a come fabbricarli, quali materiali usare. Solitamente lavoro con gesso, legno, materie plastiche, cartone, pelle, polistirolo o gomma piuma. Penso sia liberatorio ingegnarsi a ricreare armi, gadjets, bacchette,  foderare e lavorare stivali e scarpe.. perchè non sai mai come verranno e devi impegnare tutta la fantasia che hai per poter fare un buon lavoro!! Per il vestito invece utilizzo le macchine da cucire di un'amica sarta che abita vicino casa e che anni fa ha iniziato ad insegnarmi come confezionare gli abiti dal nulla. E' bravissima e sa darmi dei consigli preziosissimi! Di solito impiego un mesetto per portare a termine abito e accessori.


Quali personaggi preferisci?

Mi attirano personaggi sbarazzini o non ordinari con abiti particolari e graziosi (kawaii se vogliamo usare il termine giapponese). Sono molto appassionata di videogiochi, e capita che spesso la scelta  ricada su qualche personaggio di questo genere, come per Space Channel 5, Final Fantasy o altri giochi di ruolo, ma sono anche appassionata di manga e anime, cosi' quando trovo qualche titolo dove c'e' un personaggio che mi attira per abito o carattere, molto probabilmente sono di fronte ad uno dei miei nuovi cosplay!

Qual'è il tuo costume preferito?

Io adoro il videogioco Space Channel 5 e il personaggio di Ulala in  pieno stile anni '70. Credo sia uno dei costumi a cui sono piu' affezionata. Ma per il lavoro impiegato e la fatica fatta.. sono molto legata ai costumi di Chii, Rikku e Hildegard.

Chi ti piacerebbe interpretare in futuro?

In cantiere ho un abito di Guild Wars.. non sara' facile ma non anticipo nulla per scaramanzia!

Come va il movimento in Italia?

Il cosplay è cresciuto molto in questi dieci anni, attualmente sono tantissime le persone che portano avanti questo hobby. Alle fiere più grandi d'Italia, si contano oltre 400 cosplayer che partecipano alle gare, ma sono molti di piu' se contiamo anche chi non vi prende parte. Persino le occasioni per incontarsi sono aumentate. Nascono nuove fiere che mettono ogni volta a disposizione spazi ed eventi per gare con premi spesso di grande valore, come viaggi in Giappone (nonche' la  partecipazione allo stesso World Cosplay Summit di Nagoya). Questo rende i concorrenti  sempre piu' agguerriti e i costumi sempre piu' perfetti e scenografici. La loro qualità è aumentata tantissimo. Ma come dicevo all'inizio, il cosplay, per i piu', rimane anche un modo per divertirsi e far divertire gli altri. Non è forse questo lo spirito che lo anima, in fondo?


Quanti anni hai e di dove sei?

Non si fanno certe domante alle ragazze...Scherzo! Non ho certo problemi a dire che ho 29 anni e abito nella parte nord-est delle Marche in provincia di Pesaro-Urbino. Sono nata e vivo sul mare.. non credo potrei mai farne a meno!

Il tuo vero nome?

Nel web sono Angel Hitomi ma il mio vero nome è Laura. Quando ho scelto questo nick l'ho fatto per due motivi, il primo era crearmi una sorta di identità lontana dalla vita reale, inoltre perche' mi piaceva l'abbinamento di Angel (creatura alata) con Hitomi, uno dei miei primi personaggi interpretati, un nick con cui mi chiamano da anni  gli amici. Il primo proposito è stato un po' travalicato, perchè pur essendo per me un hobby, il cosplay spesso si intreccia con la mia vita reale, ma lo continuo a vivere con lo stesso spirito che mi animava nove anni fa e con le stesse molle: creatività, ingegno, un pizzico di orgoglio personale e divertimento! "Angel Hitomi" pero' rimane il mio nick, perchè in fondo, è cosi' che ho cominciato..

By Pier

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Photographer: Tania Alineri - di Pierpaolo Bironi

di marcow (07/11/2006 - 13:51)

La fotografia come arte, l'arte come passione, un sogno, la grinta, la voglia di sfondare, farsi vedere, riconoscersi, cogliere, apprezzare, fermare il tempo in un click. Questa è l'essenza del fotografo, questo è lo spirito che si deve avere con una macchina fotografica impugnata saldamente tra le mani.Questa è Tania Alineri, giovane fotografa emergente che si è rivelata con energia e qualità.
Tania Alineri , romana, è nata il14 ottobre 1983. Frequenta la facoltà di  Storie sicenze e tecniche della musica e dello spettacolo all'università di Torvergata. Selezionata al concorso nazionale Fotoesordio 2004, si è piazzata al secondo posto al concorso "Ciampino tra passato e futuro". Nel 2005 tiene la sua prima personale al Cineclub Detour di Roma dal titolo Opera Prima. Ultimamente ha collaborato con alcune riviste tedesche per alcune interviste al gruppo dei Napalm Death. Le sue foto sono arrivate anche in america per la rivista playback in occasione dell'intervista alla cantante Kaka King. Wait da sempre è sensibile a talenti emergenti in ogni settore, Tania è una di quersti, l'abbiamo intervistata in un momento di pausa tra i suoi vari impegni.
Partiamo subito in quarta, come hai iniziato?Cosa ti ha fatto scattare questa voglia matta per la fotografia?
 
Il mio primo viaggio Londra- Copenaghen. Ricordo che comprai una compatta digitale Olympus, e al mio ritorno mi scatenai, cominciai a scattare, scattare e scattare, allora capii che questo era ciò che volevo fare nella mia vita. Ho fatto il procedimento inverso, prima sono partita dal digitale per arrivare all'analogico. Non me ne pento però in questo modo ho potuto conoscere anche photoshop, che offre grandi possibilità creative in arte digitale.
 

Ma è giusto secondo te utilizzare un mezzo di ritocco per un prodotto che alla fine dovrebbe essere "puro", come insegna l'arte della fotografia a pellicola ritoccata solo con luci e ombre?

Mi sono fatta questa domanda tempo fa. La risposta mi è arrivata da uno dei miei miti, Lachapelle. Chi ha pochi mezzi a disposizione è giusto che usi questo strumento, a volte nonostante in una foto controlli il minimo dettaglio alla fine la bollicina sul naso del soggetto che non c'era e non dovrebbe esserci appare. Allora che fai? butti via una giornata di lavoro? la ritocchi. Cerco di usarlo il meno possibile però, anche se ne condivido l'utilizzo.

Quali sono i soggetti che preferisci?

Amo lo still life, la moda, amo creare immagini surreali, un mondo a parte. Adoro i colori, metto vestiti e trucchi particolari ai miei modelli e alle mie modelle, creo qualcosa di unico. Mi ispiro a Demarchelier per le pose, adoro le foto a colori Floria Sigismondi è una maestra, anche se il bianco e nero mi piace, per le idee forse sarò ripetitiva, ma Lachapelle è veramente il numero uno

Che macchina fotografica usi?

Nikon D100. So già però che questa risposta susciterà molte discussioni, c'è l'eterna diatriba tra Canon e Nikon. Io però amo questa macchina.

Cosa ti smuove, a cosa pensi prima di uno scatto?

Penso all'impatto dell'inquadratura, deve colpirmi. Penso allo sguardo alla posa, ad ogni singolo dettaglio. Poi guardo la luce, sulle labbra che crea immagine davvero interessanti, l'atmosfera. Voglio stupire!

Senza ombra di dubbio ci hai impressionato. Saprai stupirci ancora.

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MALLEUS ROCK ART LAB

di marcow (20/10/2006 - 03:15)

 

INTERVISTA DI BEPPE DONATI - Estratto dal numero 14 di Wait! Luglio 2006

Forma artistica a sè stante, la poster art vanta tra i suoi maggiori esponenti un collettivo dal nome misterioso, Malleus. Dei ragazzi italiani con la passione per il rock e un immenso talento artistico. Abbiamo chiesto loro di reinterpretare la nostra copertina e li abbiamo intervistati.

Prima cosa, quanti siete nel progetto Malleus? Siamo 3. Poia, Lu ed Urlo.

Il vostro nome richiama una ben precisa simbologia. Come mai avete scelto proprio questo, c'è una chiave di lettura culturale/artistica? Malleus è un termine latino che significa Martello. E' stato preso spezzando “Malleus Maleficarum”, il martello delle streghe, il libro dell'inquisizione. E' un termine che ci attirava, suona bene anche se tutti spostano l'accento sulla E  invece che sulla A.

Quanti anni avete e da che tipo di studi artistici venite? URLO e POIA ne avranno 35 tra poco e non hanno dietro nessuno studio artistico, a meno che oggi l'architettura non sia un'arte... Lù ne ha 27 e di studi artistici ne ha fatti troppi.

Le vostre opere nel campo della "poster art" sono state piuttosto rivoluzionarie in Italia, si può dire che avete aperto una strada sulla scia di una più consolidata tradizione d'oltreoceano. Come avete cominciato? Qualcuno è venuto a cercarvi o vi siete proposti? Crediamo che le nostre opere siano state piuttosto rivoluzionarie anche oltreoceano. In 3 anni di posters siamo considerati tra i nuovi migliori artisti a livello internazionale. In Italia non c'era nulla, in Europa ben poco e molto legato alla scena americana. Noi ci siamo rifatti alla nostra cultura europea, ai grandi artisti come Mucha, Schiele, Klimt e kokoscha, al futurismo italiano e alla cultura del vecchio continente, molto più radicata e nostra. Dopo che Orange Factory, collettivo belga, ci aveva contattati per lavorare ad alcuni posters per i loro concerti, abbiamo iniziato a proporre le nostre opere ad altri artisti e poco alla volta il nome Malleus è cresciuto.

Avete qualche artista di riferimento, nel vostro campo o più in generale nelle arti visive? Troppi per farne un elenco... Andiamo da Klimt, Mucha, Griffin, Mignola, Moscoso, Pazienza, Leonardo, Warhol, alle donnine svestite di dubbio gusto in internet, da Tetsuo, Kitano, Burton, Kubrick, Jarmush, a  K. Anger e le prime avanguardie,dalle seconde avanguardie americane,al video, Paik, Viola e tutta la prima generazione di videoimmaginari. Il cinema coreano che va tanto di moda oggi, e quello giapponese. Di italiano???  Oggi qualcosa di Salvatores e Infascelli. Ieri Marco Ferreri, Pasolini, Sergio Leone, Antonioni, e chi più ne ha più ne metta come si dice quando non si ha voglia di elencare nomi:-) Tra gli artisti del fumetto, a parte i già citati Mignola e Pazienza, aggiungerei Moebius, Kirby, Magnus, Andreas...

Le scelte realizzative quanto sono in mano vostra e quanto invece dipendono da input esterni? Qualcuno ha mai rifiutato o fatto modificare radicalmente la vostra realizzazione? Solitamente il poster è in mano nostra, per il resto dipende molto dalla clientela, ma generalmente quasi tutti si fidano di noi.

Utilizzate più il computer o disegno manuale? Ogni nostro lavoro nasce dal disegno manuale. Quindi passa attraverso il computer e, nel caso della serigrafia, ritorna alla manualità.

Ho visto che vendete online tramite il vostro sito e anche su ebay. Considerando l'altissimo livello di alcuni musicisti con cui avete lavorato, all'estero c'è interesse per le vostre opere o è prevalentemente in Italia?Direi che in italia è più vicino e visibile, ma l'attenzione maggiore viene da fuori. Abbiamo iniziato all'estero circa 8 anni fa, e l'Italia si è accorta di noi da solo 3 anni.

Qual è il lavoro che vi ha dato più soddisfazione, per il risultato o per l'importanza del musicista? Ogni lavoro è un gradino, non sapremmo scegliere...

Che musica ascoltate e preferite, a prescindere dai motivi "di lavoro"? Andiamo a periodi. Ultimamente Earth, I am Kloot, Mogwai, Liars. Non sopportiamo il pop inglese alla Arctic Monkeys o alla Franz Ferdinand.  Presto il Drone ucciderà il pop.

Facciamo un salto indietro nel tempo, qual è il primo poster che avete strappato da un muro o acquistato? URLO: Non saprei. Ricordo un orripilante poster dei Duran Duran che era all'interno di un altrettanto ripugnante disco... il primo poster non si scorda mai, ma non mi viene in mente... LU: io invece ricordo benissimo di aver coscientemente comperato per una cifra irrisoria il mega poster dei GUNS'N ROSES e di averlo attaccato con fierezza nella mia cameretta... non era brutto era solo tremendamente METAL! POIA: un poster con i dinosauri. nudi.

Ci raccontate qualcosa sui vostri progetti paralleli e sperimentali, Ufomammut e Supernaturalcat? Ufomammut, ossia Urlo e Poia assieme a Vita, esistono da anni e con l'ultimo disco “Lucifer Songs” sembra abbiano aperto uno spiraglio in Italia ad un genere non del tutto italiano. Sono considerati all'estero come una delle migliori band psichedeliche in circolazione, sono stati paragonati ai Pink Floyd e piangono per l'emozione all'improvviso. Supernaturalcat è un progetto nuovo nuovo ed ancora in fieri, ogni giorno si aggiunge un'idea, non è mai completo..., nato sia dalla necessità che dalla volontà di iniziare a esportare dal Bel Paese un po' di buona musica vestita bene. Punto di forza del progetto è infatti la cura di ogni dettaglio, dalla grafica al packaging fino ad arrivare al merchandise.  Con il tempo abbiamo imparato che la totale indipendenza dalla discografia porta ad una migliore gestione del lavoro. Oggi come oggi crediamo che l'unica vera realtà totalmente indipendente sotto ogni punto di vista, dalla produzione alla promozione, fino alla distribuzione sia Supernaturalcat. Ci mancano le creste colorate ...

Da quanto tempo suonate insieme? Troppo...

Con la band siete stati di recente in Olanda e Inghilterra, com'è andata? Molto bene. Abbiamo scoperto di avere un notevole seguito oltre i confini italiani e soprattutto in Inghilterra ci siamo imbattuti in un pubblico molto caloroso e preparato alle nostre canzonette. Il Roadburn festival, in Olanda, è stata una grande occasione, e a quanto pare il nostro Live, assieme a quello degli heads, è stato considerato dai più il migliore della giornata... Insomma, non ci si lamenta.

Sito web: www.malleusdelic.com

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